La vicenda giudiziaria e umana di Mario Roggero — il gioielliere piemontese condannato per la reazione a una rapina avvenuta nel proprio punto vendita — ha segnato un punto di svolta nell’opinione pubblica e ha scosso profondamente l’intera filiera orafa italiana. Al di là del merito procedurale e dei confini normativi tracciati dal codice penale in materia di legittima difesa, questo episodio fa emergere una verità drammatica e troppo spesso ignorata: la condizione di isolamento, esasperazione e forte vulnerabilità a cui sono esposti quotidianamente gli imprenditori del settore preziosi.
Quando un professionista della filiera si trova a gestire minacce ripetute, l’incolumità propria e dei propri dipendenti viene messa a rischio in pochi istanti. Il compito di un’associazione di categoria responsabile non è mai quello di promuovere reazioni personali o scorciatoie al di fuori della legge, bensì quello di esigere con voce ferma che le Istituzioni garantiscano presidi di pubblica sicurezza reali, preventivi ed efficaci.
Chi lavora con l’oro e le pietre preziose contribuisce al prestigio del Made in Italy, ma paga il prezzo di essere costantemente nel mirino della criminalità organizzata e predatoria. ALP interviene proprio per evitare che la paura e la solitudine trasformino gli orafi in vittime due volte: prima dei criminali e poi dell’abbandono istituzionale. Chiediamo con forza l’istituzione di tavoli permanenti in Prefettura, l’intensificazione dei controlli nei distretti orafe, fondi dedicati alla difesa passiva e protocolli trasparenti di protezione coordinata con le Forze dell’Ordine.


